Incontro con Amedeo Colella

Nel 2016 le sue presentazioni di libri divengono veri e propri show e decide di creare un nuovo format di spettacolo basato sulla cultura campana. Show che intendono far divertire raccontando la storia di Napoli e le iperboli della sua lingua: I PARAUSTIELLI. Il paraustiello è un racconto, una giustificazione molto argomentata che si usa spesso a discolpa, anche se poi si tratta di improbabili scuse: “Me staje purtanne tutti sti paraustielli inutili”. Con la parola paraustielli si intendono anche le storie, i racconti esagerati (a lui piace essere esagerato), i cerimoniali verbosi, le metafore iperboliche che inventano i napoletani per esprimere concetti semplici. Anche la spiegazione etimologica della stessa parola paraustiello è ‘nu paraustiello. Durante la dominazione spagnola, se un borghese incrociava un signorotto in un vicolo stretto, non solo gli doveva fare strada, ma era necessario che porgesse un saluto cerimonioso, con inchino e scappellamento: “para usted” (per lei, per voi) era la frase che veniva pronunciata e ripetuta, para usted … para usted. E proprio dal modo cerimonioso di salutare col para usted nasce “paraustiello“, da una connessione semantica tra il la cerimonia formale del saluto e la cerimonia verbale di chi parla, parla, parla, senza alcun contenuto reale.



